26 aprile 2011

Il corpo esposto

Qualche giorno fa ho saputo che la PET di mia Madre presenta dei noduli in corrispondenza del lobo superiore del polmone destro. E che i markers salgono.

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Mi è sembrato curioso che tutto questo avvenisse proprio mentre la Città affronta una clamorosa crisi della racolta dei rifiuti, che ormai La assalgono da ogni parte, strabordando dai cassonetti ormai non più ripuliti, smottando da discariche improvvisate agli angoli delle strade, bruciando in cumuli fumosi, facendo esplodere rancori di periferie e dando fiato ai buffoni dei localismi. Così è pure per il corpo di mia Madre, che viene tradito dall'interno, invaso lentamente, riempito di veleni, percorso dai propri stessi abitanti impazziti che appiccano incendi e scatenano l'infiammazione. L'una cosa mi è sembrata metafora dell'altra.
***

Non so quale delle due mi sembri più irreale, eppure più incombente
Il Loro corpo, esposto. La vergogna.

25 aprile 2011

Bella'mbriana

 

Tra gli angoli di quattro case, nord sud est ovest: - Scetate, bella'mbriana! Scetate!

03 aprile 2011

Apocalisse 13, 11-18

[11] Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago.
[12] Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita.
[13] Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini.
[14] Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.
[15] Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.
[16] Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte;
[17] e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.
[18] Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

26 marzo 2011

Si può essere contemporaneamente napoletani e normali?

Cercando tutt'altro, mi sono imbattuto in un intelligente post di un giovane laureato napoletano che, confrontandosi con il resto dell'umanità, scopre di essere tutto sommato nella media, rifiutando pertanto di lasciarsi attribuire un carattere di specialità (la "napoletanità", nel bene o nel male), per il solo fatto di essere nato a Napoli. In particolare, in nome della sua normalità, questo giovane rifiuta decisamente ogni tipo di associazione che tra lui può essere fatta e cose come "camorra", "spaccio", "munnezza", "maleducazione", "sporcizia", "rumore", "mancanza di voglia di lavorare".

Per la lettura dell'intero post, non troppo corretto dal punto di vista stilistico e grammaticale, ma scritto con notevole brio, rimando al link. Qui, mi fa piacere trascriverne una citazione ironica che sembra essere tratta di peso da un ragionamento leggero alla Troisi:
"[...] l'evidente falsità del luogo comune del "napoletano che non vuole lavorare. A dire il vero lavorare è una cosa normale che riguarda tutti nel mondo. Non ho mai sentito un cinese,un francese,un turco,uno svizzero,un africano vantarsi del fatto che lavorano. Alcuni padani invece lo fanno,come se si trattasse di qualcosa di straordinario,saranno forse questi padani quelli che in realtà non vogliono lavorare e perciò lo considerano qualcosa di eccezionale?"
Delizioso.

Invettive

L'insulto è un'espressione degradante, violenta, volgare, dettata dal desiderio di offendere, di prendere in giro, di reagire con rabbia con una frase che sia un pugno nello stomaco: in questo senso, l'insulto ha poco cervello e, anche se fantasioso, scarsa dotazione intellettuale. Al contrario, l'invettiva è una figura retorica di antiche origini, ampiamente esplorata nella letteratura sia classica che posteriore, mediante la quale l'animo nobile può trovare sfogo alla propria indignazione, puntare il dito contro una situazione o una persona ritenute nefaste, sottolineare una tara spirituale nell'avversario. L'altro giorno, sotto la doccia, mi sono trovato a riconsiderare tutta una serie di gustose espressioni della mia lingua natale che, pur apparendo semplici insulti, sono in realtà invettive che racchiudono un universo di valori morali. Eccone un campionario: se me ne scordo qualcuna fatemi sapere, inviandomi le vostre.

Auguri di morte prematura
- Puozza sculà
- Puozza passà p'a Loggia 'e Genova
- Accirt'
- 'Mpiccate

Auguri di impoverimento o malattia
- Puozz'ji cercanno a carità
- Puozz'arrubbà
- Ma va'arruobb'
- Accattatenne tutte medicine (detto con riferimento al denaro di chi ha realizzato un ingiusto guadagno)
- Puozza passà nu guaio niro
- Puozza passà niente
- Puozza passà nu guaio arò nun coce 'o sole
- T'hanna magnà 'e cane

Sottolineatura di una tara morale con riferimento a genealogie incerte e storicamente lontane
- O'sanghe 'e chi t'è muorto
- O'sanghe 'e chi t'è stramuorto
- O'sanghe 'de muorte 'de meglio muorte 'e chi t'è stramuorto
- Chi t'è muorto
- Chi t'è stramuorto
- A'sfaccimm'e chi t'è muorto
- A'sfaccimm'e chi t'è stramuorto

Sottolineatura di una tara morale che colpisce l'intera famiglia, con particolare riferimento a sessualità deviate
- Curnut'
- Scurnacchiato
- Zoccola
- Va fa'mmocc'a mammeta
- Va fa'mmocc'a chella cessa e mammeta
- Va fa'mmocc'a soreta
- Va fa'mmocc'a zieta
- Va fa'mmocc'a chi t'è muorto
- Va fa'mmocc'a chi t'è stramuorto
- Va fa'ind'a fessa 'e mammeta
- Va fa'ngul'a pateto
- Va fa'ngul'a mammeta
- Va fa'ngul'a soreta
- Mammeta se chiav'e tori
- Ma va'pigli'o 'ngul
- Omm'e merda (in quanto ha rapporti sessuali attivi con prostituti di sesso maschile)

Riferimento a mercimoni dei membri femminili della famiglia
- Mammeta è na zoccola
- Pateto è nu'curnuto
- 'A bucchina 'e mammeta
- 'A bucchina 'e soreta
- Chella fessarotta 'e mammeta
- Chella cularotta 'mammeta
- Lummera

Riferimento all'indeguatezza pratica o morale dell'avversario
- Si' 'na chiaveca
- Merdajuolo
- Stuppolo
- Stuppolo 'e cesso
- Stuppagliuso
- Bucchinaro
- Cesso
- Scarda 'e cesso
- Pruvase
- Vajassa
- Lota
- Lutamma
- Munnezz'
- Haje cacat' 'o cazzo
- Cacacazz'
- Haje rutt' 'o cazzo
- Rompacazz'
- Scassacazz'
- Me pare 'o frat'ro cazz'
- Me pare 'a sora 'ra fessa
- Me pare 'o conte Merda
- Me pare 'na statua 'e merda gelata
- Si'parle co'muro, 'o muro te risponne
- Omm'e sfaccimm'
- Sfaccimmus'
- Omm'e niente
- Mannaggia 'a mammeta ca te facette
- Pereta
- Perucchiuso
- Zengara
- Samenta
- 'Nzallanuto

25 marzo 2011

Un eroe senza strade né piazze

Oggi, sappiamo che, dopo un'ondata di proteste da parte della società civile in Siria, il presidente Assad ha promesso delle riforme. In un primo momento, il regime ha tentato di reprimere violentemente le manifestazioni. Ma qualcuno si è rifiutato di sparare sui civili, e per questo ha pagato di persona.
"Alcuni uomini dell'intelligence siriana avrebbero ucciso, con tre colpi di pistola, Kahled al-Masri, un giovane soldato che ieri si è rifiutato di prendere parte all'assalto contro la  moschea di Omari a Daraa. Lo riferisce la pagina facebook dell'opposizione siriana, 'The Syrian revolution 2011' spiegando che il corpo del giovane è stato consegnato oggi alla sua famiglia che abita a Talkalkh, vicino a Homs nella Siria Centrale."

Con questo post, mi piacerebbe ricordare questo eroe, senza strade né piazze.

(Se di recente avete udito di polemiche circa l'intiotolazione di strade e piazze in Italia, traetene le debite conseguenze)

20 marzo 2011

Economia di guerra

Mia madre è già entata in modalità "economia di guerra" (anche se il caffè che ieri mi ha offerto non era surrogato).

18 marzo 2011

Un racconto di Calvino

L'operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali. Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, e cioè alle volte un pò prima alle volte un pò dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide. [...] A quell'ora la casa era sempre poco scaldata, ma Elide s'era tutta spogliata, un pò rabbrividendo, e si lavava, nello stanzino del bagno. Dietro veniva lui, con più calma, si spogliava e si lavava anche lui, lentamente, si toglieva di dosso la polvere e l'unto dell'officina. [...] Elide era pronta, infilava il cappotto nel corridoio, si davano un bacio, apriva la porta e già la si sentiva correre giù per le scale. [...] Il letto era come l'aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come fosse stato rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungva una gamba in là dove era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava l'altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s'addormentava. [...] Quando Elide tornava, alla sera, Arturo già da un pò girava per le stanze: aveva acceso la stufa, messo qualcosa a cuocere. [...] Apparecchiata tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi più alzare, allora c'era il momento dello struggimento che li pigliava tutti e due d'avere così poco tempo per stare insieme, e quasi non riuscivano a portarsi il cucchiaio alla bocca, dalla voglia che avevano di star lì a tenersi per mano. Ma non era ancora passato tutto il caffè e già lui era dietro la bicicletta a vedere se ogni cosa era in ordine. S'abbracciavano. Arturo sembrava che solo allora capisse com'era morbida e tiepida la sua sposa. Ma si caricava sulla spalla la canna della bici e scendeva attento le scale. Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali, forse era già dopo il gasometro. Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta s'accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.

L'avventura di due sposi, Gli amori difficili, Italo Calvino, Mondadori.

12 marzo 2011

Più cultura della vergogna

Abbiamo tutti davanti agli occhi le immagini che in queste ore provengono dal Giappone: morte, acqua, fango, fuoco, pericolo radioattivo e, più stupefacente di ogni cosa, file di persone che, seguendo le regole imparate durante le esercitazioni e ripassate sui manuali per le emergenze, si fanno quiete largo tra le distruzioni , col loro obbligatorio casco antinfortunistico, raggiungendo le piazzole di ricovero, e automobilisti in coda educati, calma surreale, contegno dignitoso, e poi nessuna di quelle scene di iperspettacolare espressione delle proprie emozioni che caratterizza avvenimenti simili in posti come l'Italia. Un comunitario rispetto delle regole che ai nostri occhi, specie in situazioni di emergenza, assume aspetti irreali.
Questo comportamento, ligio alle regole, è stato descritto parlando di cultura della vergogna e dell'onore: l'appartenenza alla comunità si esprime cercando di soddisfare le attese degli altri, il mancato rispetto delle regole è sanzionato dalla vergogna prima ancora che da una pena, e l'onore coincide non certo con la mancanza di corna sulla testa, ma come effettiva traduzione in azioni quotidiane di ciò che la comunità si aspetta. Ed è proprio quellla stessa cultura, sanguinosa e bellissima, degli eroi omerici, per i quali più che la stima di sè e delle azioni eroiche compiute, è il riconoscimento di tali azioni da parte della comunità dei propri pari a costituire l'onore.

Niente vergogna, ma solo svergognati, in quest'epoca e nel paese che oggi abitiamo. Nessuna sanzione comunitaria, per persone che hanno le facce esattamente come il culo. Che rubano ciò che è di tutti, che imbrogliano, che applicano le regole agli altri ma non a sé, che mettono le loro puttane in politica, e trasformano i politici in puttane, che parlano di efficienza e premiano il furbo. Quello di cui abbiamo urgente bisogno è un lavacro di vergogna, uno tsunami che travolga un'intera classe dirigente, e che la schiacci sotto il peso di tutte quelle cose che ci avevano promesso di fare, e che invece non hanno fatto.

03 marzo 2011

Le mancate opportunità e le opportunità

Saltare a volo sul treno della storia, non stare seduti sul terrapieno ed adocchiare i vagoni che passano, cogliere l'opportunità. Per esempio di quest'Africa che si libera da gioghi decennali.
Se la guardi così, l'Africa sembra incombere con la sua povertà, la disoccupazione, il fondamentalismo, il suo troppo caldo o troppo freddo, le guerre civili, le guerre etniche, e l'Italia così piccola, schiacciata e quasi piegata contro l'E£uropa. Se vista così...


Eppure in queste settimane, la scintilla con la quale Mohamed, senza più il suo carretto per la vendita della verdura, si è dato fuoco, ha incendiato tutto il Nordafrica: alcuni satrapi sono stati rovesciati, e forse altri li seguiranno presto. E adesso rovescia il tuo modo di vedere.  L'Africa puoi anche guardarla così.


E allora vedi un orizzonte immenso, pieno di risorse e di possibilità di crescita,che si estende davanti a te, non interrotto, per arrivare all'Equatore e andare oltre, verso il sud più profondo, e inoltre vedo una popolazione giovane e desiderosa di essere attiva, partecipare, costruirsi il futuro, e democrazie tutte da inventare. E vedo l'Italia che è un ponte gettato su quel laghetto che è il Mediterraneo. E immagino noi che andiamo e veniamo, e pensiamo in grande, e costruiamo qui e realizziamo lì, e guardiamo con occhi grandi a spazi di cui non si può intuire la fine.

19 febbraio 2011

Un mondo dentro di me

A volte nella vita ti accorgi di avere fatto tutto il possibile, di avere spremuto ogni tua risorsa, di avere dato tutto. In quei momenti ti guardi indietro, e ti sorprendi a dire: "C'era un mondo dentro di me".

Ed è più o meno quello che ho pensato io, prima, alzandomi dal cesso.

16 febbraio 2011

L'autunno del patriarca

La prima volta che lo trovarono, all'inizio del suo autunno, la nazione era ancora abbastanza viva da fare in modo che lui si sentisse minacciato di morte perfino nella solitudine della sua stanza da letto, e tuttavia governava come se si sapesse predestinato a non morire giammai, giacché quella non sembrava allora una casa presidenziale bensì un mercato dove bisognava farsi strada tra attendenti scalzi che scaricavano asini di ortaggi e ceste di galline nei porticati, scavalcando comari con figliocci famelici che dormivano appallottolate sulle scale per aspettare il miracolo della carità ufficiale, dove bisognava eludere i rovesci di acqua sporca delle concubine linguacciute che cambiavano con fiori nuovi i fiori notturni dei vasi e che preparavano il pavimento e che cantavano canzoni di amori illusori al ritmo dei rami secchi coi quali arieggiavano i tappeti sui balconi, e tutto ciò tra lo scandalo dei funzionari vitalizi che trovavano galline in cova nei tiretti delle scrivanie, e traffici di puttane e di soldati nelle latrine, e scompiglio di uccelli, e lotte di cani stradaioli nel bel mezzo delle udienze, perché nessuno conosceva nessuno né da parte di nessuno in quel palazzo dalle porte aperte nel cui disordine inaudito era impossibile stabilire dove era il governo.

Gabriel Garcìa Marquez, L'autunno del patriarca

15 febbraio 2011

Napoletani illustri

Consultando le loro biografie, è stato con sorpresa, ma anche con piacere, scoprire che Ilda Boccassini, Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D'Ambrosio, sono tutti napoletani illustri.

Jastemmanno SKY

Sabato sera eravamo a casa di Belbo, saremo stati una decina, mentre guardavamo le gesta del Napoli contro la Roma, e jastemmanno SKY. E al secondo gol di Cavani una delle pizze che stavamo mangiando è volata sulla manica della mia maglia, lavata il giorno avanti. Ci siamo ripromessi che ci rivedremo, occupando esattamente gli stessi posti, vestiti uguale, per i prossimi importanti match.
Dovrò sporcare di nuovo la maglia.

14 febbraio 2011

Rivolte 2.0

Tunisia, Egitto, casini in Marocco, adesso fanno sul serio in Iran. Cazzo, e che invenzione i telefonini.

Se non ora, quando?


 
Trovo stupefacente che la questione delle telefonate in questura per interrompere la normale procedura di affidamento (concussione), la prostituzione minorile, la selezione del personale politico mediante i bunga-bunga, siano tutti declassati a "gossip" e "ognuno fa a casa propria quel che si vuole" o "costumi sessuali di Berlusconi". Mi sembra che si tenti di proposito di evadere la questione dei reati e quella più squisitamente politica della formazione della classe dirigente: sarei curioso di sapere cosa una persona del centro destra possa richiedere a un uomo politico (fare il bene comune?), e se le cose citate (piegare le procedure di ua questura per fare defilare anzitempo una ragazza denunciata per avere rubato 3000 euro, farsi una ragazzina per soldi) abbiano qualcosa a che fare col bene comune: un conto è difendere un proprio sentimento di appartenenza a un'area di valori e di sentire, un altro è evitare le dissonanze cognitive (notizie giornalistiche non gradite) foderando gli occhi di prosciutto e svicolando rispetto ai termini reali della questione (tutta politica, e penale). Sarei curioso anche di sapere se gli elettori di centro destra sentono di avere delle responsabilità collettive nei confronti dell'educazione dei minori, presi tutti insieme, o solo nei confronti dei propri figli, e se quindi sentano come neutro rispetto al bene pubblico il fatto che un politico sporcaccione dia soldi a una diciassettenne per scoparsela: e se fosse stata proprio loro figlia, o sorella? Forse in quel caso il pubblico gi sarebbe andato un pò sul culo.
Trovo stupefacente che le donne che oggi manifestavano siano state nel migliore dei casi prese per mezze sceme strumentalizzate. I politici e gli elettori di centro destra hanno la fama di essere persone pratiche e poco cerebrali, capaci di ragionare con il cuore e lo stomaco, più vicine ai sentimenti della gente. Perchè non cogliere anche il sentimento di indignazione delle donne scese in piazza per protestare? Perchè rispondere a queste donne, con sconcertante quanto politicante banalità, degna di Giuliano Ferrara, che il frutto dell'emancipazione è quello di potere fare quel che si vuole del proprio corpo? Perchè non riuscire ad afferrare che il frutto dell'emancipazione sta proprio nel riuscire a entrare nel Consiglio Regionale della Lombardia senza essere costretta a fare uso del proprio corpo o comunque cose strane?
Trovo stupefacente, infine, che darla, o organizzare giri di prostituzione, in cambio di un posto in consiglio regionale, sia classificato come "non fare del male a nessuno". Mi sembra che i criteri adottati per selezionare il personale politico non siano esattamente quel che si dice "non fare del male a nessuno", dato che poi hanno ricadute su cose come tasse, sanità, scuola, sicurezza, difesa...

12 febbraio 2011

Vi ricorda qualcosa?

Così Pitrè descrive il comportamento delle classi dirigenti borboniche, all'indomani della Rivoluzione Francese, e subito prima che la Rivoluzione Napoletana incendiasse l'Italia meridionale:
"[La classe alta] aggiogata al governo, non poteva non parteggiare per esso: e vi parteggiava anche per la propria conservazione. Lo Stato era salute ed ordine; ogni avversario del Monarca, avversario della casta che con la monarchia faceva causa comune. La classe bassa abbrutita dall'ignoranza, non era in grado di comprendere, di discernere quel che fosse di vero nelle vaghe, contraddittorie notizie che giungevano fino ad esso; la quale nel più frivolo fatto del giorno, in una festicciuola per esempio, in uno spettacolo interno, tutta si assorbiva, ignara ed incurante dei grandi avvenimenti di fuori."

Non mi dite che non vi ricorda niente.

11 febbraio 2011

Causa allo stato?

Causa allo Stato? Ma fai causa al tuo cazzo! :-)

Il golpe morale

Berlusconi, in un 'intervista al suo consigliere Giuliano Ferrara, sul Foglio, accenna all'esistenza di una trama giudiziaria per farlo fuori, che si configura come un golpe morale.
"I pm di Milano non ce la faranno a mettere a segno il loro golpe perché in una democrazia il giudice di ultima istanza, quando si tratta di decidere chi governa, è il popolo elettore e con esso il parlamento, che sono i soli titolari della sovranità politica".

A me pare di sintetizzare bene il pensiero di Silvio Berlusconi dicendo che, secondo lui, il potere politico, o meglio, chi ricopre una carica politica, semplicemente non è soggetto alla legge, e che se al 50% degli Italiani, più uno, sta bene che il politico commetta reati, la magistratura non può intervenire.
Berlusconi si richiama al secondo articolo della Costituzione, e se lo ricorda così:
"La sovranità appartiene al popolo". Per cui se il popolo ha votato, assegnandosi un potere politico, non si può eccepire più niente, e la legge, in particolare il potere giudiziario, non può esercitare alcuna forma di controllo sul potere politico. Ma c'è un vizio logico. Perchè se è vero che il parlamento (e non il governo!) viene votato, ciò viene fatto in base alla legge. E secondo la legge deve esercitare le sue funzioni. Per cui, dunque, secondo la legge esso deve continuare ad essere anche giudicato.
Ma il pensiero politico di Berlusconi è semplicemente inconsistente. M sembra chiaro che in questa maniera le leggi, che dovrebbero valere per tutti, cesserebbero di essere universali, valendo di volta in volta solo per alcuni disgraziati, e comunque modulando l'applicabilità al variare della maggioranza parlamentare. Se sei stato eletto, allora per te non valgono i reati di concussione e prostituzione minorile: se non sei stato eletto, ti fai nel culo e vai in galera. Piegare le leggi alla volontà della maggioranza del momento: a me pare esattamente l'equivalente della mancanza di leggi.
In effetti, Berlusconi dimentica che l'articolo della Costituzione, se citato per esteso, suona così:
"La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Perciò, il governo e il parlamento devono rimanere assoggettati al dominio della legge. E se Berlusconi vuole liberare il governo dal dominio della legge, l'eversore è lui.

Per altro, il pensiero politico di Berlusconi, oltre che inconsistente dal punto di vista logico, è anche assai pericoloso per la democrazia. Perchè se la maggioranza del momento fa valere la sua volontà di maggioranza in barba alla legge, allora quest'espressione di "democrazia" semplicemente si configura come dittatura della maggioranza. Ma le leggi servono anche per difendere i diritti dei pochi dalla volontà, a volte non benigna, dei molti. Ogni tanto ripenso alla frase che i berluscoglioni ripetono in TV, durante i dibattiti, quando qualcuno delle opposizioni fa un'osservazione: "Avete perso le elezioni, e allora state zitti".
E ora qualcuno mi spieghi cos'è un golpe bianco, per favore. C'è una centrale di manovra, un burattinaio o una cupola nell'ombra? C'è qualcuno che ha sparato o sparerà? C'è qualche potere dello Stato che viola le prerogative degli altri, stabilite dalle leggi? E' stata violata la legge, da parte della magistratura? Se è stata violata la legge, secondo il parere di Silvio Berlusconi e dei suoi avvocati, perchè non ci si è ancora rivolti a un tribunale? O, secondo Berlusconi è golpe bianco il semplice accertamento degli eventuali reati commessi dal potere politico?
In realtà, per Berlusconi, è golpe bianco qualunque attività di cittadinanza attiva. Egli non vede i cittadini, ma solo gli elettori, che ogni 5 anni spingerebbero un tasto per votare questo o quello schieramento. Non vede l'opinione pubblica, non ammette che una minoranza di cittadini possa avere un'opinione avversa durante l'azione del governo. "Ghe pensi mi", voi pensate ad altro, poi vi preoccuperete di schiacciare il tasto quando sarà il momento, se il governo non vi sarà piaciuto. Ma come si fa a schiacciare consapevolmente quel tasto, se non possiamo parlare, se non possiamo protestare, se non possiamo formarci un'idea libera, se dobbiamo ficcarci la lingua in culo perchè abbiamo perso le elezioni?
A me pare che, in mancanza di una cittadinanza attiva, quel momento di schiacciare il tasto potrebbe anche arrivare un giorno un pò troppo tardi.